Forse fu per via del forte vento,
su, in Trentino,
in una notte di luna pur serena,
che dal coro degli abeti
uscì il lamento
di un albero scontento
a causa d'un atroce mal di schiena.
“Sento gli anni, amici miei...ormai son centinaia,
e posso far, vedete,
solo qualche goffo inchino
ai soffi birichini;
se più non posso stare in piedi,
mi farò tagliare con gli attrezzi.
Come eredi lascio voi,
e vado a riposare giù, in legnaia,
diviso in mille pezzi”.
Il coro degli abeti fu immediato:
“Oh no no no no no!,
ci serve la tua voce
per portare il vento a valle,
per la musica di foglie,
o... un silenzio di farfalle…”
E l’albero commosso
per l’affetto dei colleghi
pensò, in quell’onda di poesia,
che anche a un gran malanno si rimedia,
e disse al capocoro:
“Procurami una sedia!”
Deciso lì per lì a rimanere
ancora un altro anno…e così sia!
Ma poi si sa che in compagnia
felici scorrono le notti
e le canzoni,
e ti vien voglia di restare,
di cantare e fare festa,
e che a star dentro alle note
il tempo, poi…si arresta…
E quindi il nostro si dimenticò
da allora di rimettersi all'impiedi,
tant'è che ancora oggi,
in Val di Nota, puoi vedere
il coro degli abeti
e un albero
a sedere.
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